3 giorni nelle colline Marchigiane: Cabernardi, Cantarino, Sassoferrato e Genga. Quello che c’è da sapere sui luoghi del silenzio e della memoria.

Ci sono posti che difficilmente non si fanno notare! Posti che sono sulla bocca di tutti e meta di molti e poi… ci sono posti che semplicemente sono luoghi silenziosi, in cui echeggia una memoria storica, una memoria patrimonio di un’Italia non troppo lontana.

Il mio viaggio nelle Marche di 3 giorni, nelle zone collinari ai confini con l’Umbria è stata un’avventura alla scoperta proprio di queste zone. 

A 3 ore da Modena ho alloggiato nel paesino di Cabernardi, frazione di Sassoferrato, all’interno di una dimora storica con la possibilità di solo alloggio o di appartamento!

Residenza d’epoca: il sogno di Tino

Visto il periodo ho optato per la seconda opzione così da passare con più spensieratezza la giornata del 31 dicembre. 

Nonostante le piccole dimensioni del paese c’è ugualmente una comunità locale che vive questi luoghi circostanti con grande affetto e la sera mi sono comunque stretta ai paesani per festeggiare, anche se con le dovute precauzioni, l’arrivo del nuovo anno.

Fuochi in paese a Cabernardi

Giorno 1: Borgo Rotondo e Santuario della Madonna del Cerro

Il giorno dopo sveglia con calma, nessuna nebbia che normalmente contraddistingue la pianura padana, e la scelta di andare a Piedi poco lontano, circa 4km ad andare e 4 km a tornare, per visitare Rotondo, il borgo più bello del mondo, come ne decanta la targhetta, e il santuario della Madonna dei Cerri.

Mi incammino lungo il paesino, sorpasso la chiesa sulla sinistra, la scuola elementare oggi museo della Miniera di Zolfo di Cabernardi per camminare lungo il viale dei minatori fino ad arrivare a un incrocio che indica il borgo in cui devo arrivare.

Sull’importanza di Cabernardi parlerò dopo, anche se avete già intuito il perché era un luogo di riferimento a livello non solo nazionale ma anche Europeo.

Il cammino per Rotondo, percorribile anche in macchina, ha un piacevole dislivello passando dai 320mt. s.l.m. iniziali ai 520 mt. finali e all’incirca dopo una 40ina di minuti eccomi arrivata all’ingresso della mura.

Stradine di Rotondo

Valcata la soglia eccomi incamminarmi lungo un percorso interno che conduce alla Rocca, luogo nell’alto Medio Evo di rifugio sicuro per gli abitanti del castello e vista la sua posizione collinare anche strategico da un punto di vista bellico.

Rotondo visto da Lontano

La rocca restaurata nel 2015 è il riferimento principale del Borgo che dopo gli hanno 50 ha vissuto un degrado legato all’abbandono del luogo.

Rocca di Rotondo

Un vero peccato! Nonostante la bellezza del tutto immutata del posto è evidente la mancanza di vita rendendo il luogo meraviglioso e allo stesso tempo con delle note malinconiche… come se il tempo fosse costantemente fermo. 

Poco sopra il Borgo ecco poi il santuario della Madonna del Cerro, meta continua di pellegrini.

Il santuario da fuori è davvero bellissimo! Sito su un piazzale con vista collinare e già intravedibile nell’uscita del paese rendendo questa chiesa ancora più suggestiva nell’ora del tramonto.

Madonna del Cerro

Purtroppo non è possibile entrare all’interno a causa del sisma che ha interessato la zona nel 2016. 

Il nome sembra derivare da un’apparizione della madonna proprio su una Cerro (una quercia) al posto del quale venne poi edificato il santuario.

Santuario Madonna del Cerro

Accanto al Santuario è possibile tramite un sentiero di terra arrivare alle “Fonte”, un luogo di culto in cui scorre per l’appunto una sorgente d’acqua.

Sorgente percorrendo il sentiero per la fonte

Rientrata con il sole calante a fare da sfondo alla bellezza del paesaggio circostante… eccomi nuovamente a Cabernardi.

Vista da Cabernardi al Tramonto

Perchè Cabernardi è famosa? Non certo per il numero di abitanti attuali, circa 200 persone, ma perché nell’anno 1878 fu attivata una miniera di Zolfo! Già nelle terre Romagnole era presente un terreno ricco di questo solfuro per cui era stato facile coglierne presto la ricchezza del luogo.

Alle origini la presenza di Zolfo è stata scoperta, intorno al 1870, perché il bestiame non voleva più bere dalle sorgenti a causa di un sapore sgradevole poi confermato successivamente dall’esame delle acque.

Da questo ecco la costruzione della miniera e le prime concessioni fino all’arrivo della Montecatini, un’azienda strutturata che introdusse, nonostante le difficoltà del lavoro, un ambiente più regolamentato con matricole, turnazione e ampi investimenti per rendere la miniera all’avanguardia.

Decido quindi di fare un giro al Museo così da scoprire che poco sotto al paese c’è anche il parco minerario delle miniere di zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna.

parco archeominerario delle Marche e dell’Emilia-Romagna.

Il costo del biglietto è di 5 euro e include anche una visita guidata di un ora abbondante nella miniera a cielo aperto. La visita si può fare o alla mattina o al pomeriggio! Decido di farla il giorno dopo, la mattina, così da approfittare del sole e del caldo.

Intanto mi godo l’interno del Museo in cui è possibile già farsi un’idea della realtà di Cabernardi dell’epoca tramite proiezioni reali della vita nel paese, raccontati anche dalla ragazza all’ingresso della biglietteria e visionare giacili autentici lasciati dai minatori del posto.

Giacili dei Minatori

Alla fine è possibile fare anche un percorso sensoriale in un tunnel scuro che termina in una stanza con un plastico che spiega il funzionamento della miniera. 

Tra le curiosità la ragazza ci dice che un tempo Cabernardi era un polo di rilievo passato dai 3000 abitanti durante il picco massimo ai 200 attuali e che le persone avevano come tratti distintivi quello di odorare di Zolfo, facendoli anche riconoscere quando uscivano dal paese. 

Cabernardi fino alla fine degli anni 50 era una realtà considerata “privilegiata” e con agio sociale. 

L’attività è terminata a causa della decisione della Montecatini di non investire nell’esamina del terreno a causa, secondo loro, dell’esaurimento dello zolfo in quella miniera specifica.

Questo porto anche a un’importante evento di sciopero dei “Sepolti Vivi” per impedire 860 licenziamenti e trasferimenti.

Locandina della manifestazione

Lo sciopero avvenuto nel 1952 fece sì che durante il turno notturno 200 minatori scesero per lavorare e per 40 giorni non risalirono. Rimasero al livello 13, quindi a 500 mt sottoterra. 

Finisco la giornata davvero soddisfatta di questi luoghi e penso che siano i 5 euro spesi meglio nella mia vita e quasi mi spiace che non me ne abbiano chiesti di più. 

A Cabernardi non c’è molto per mangiare per cui io ero provvista di appartamento e mi sono arrangiata per il primo giorno, diversamente ci sono a pochi chilometri degli agriturismi ma visto il periodo è meglio chiamare, altrimenti a 15 minuti si può arrivare a Sassoferrato. 

Giorno 2: Parco Archeominerario di Cabernardi, Cantarino e Sassoferrato

Se c’è qualcosa che non voglio perdermi in nessun viaggio è un giorno dedicato all’alba e in realtà non è arrivata neanche così presto quindi fino alle 7 me la sono dormita! Sono riuscita a vederla dal mio alloggio perché la vista è sulle colline marchigiane.

Bellissima nel suo rosa. Come sempre un gran regalo che la natura ci offre senza nulla in cambio.

Alba a Cabernardi

Me la prendo con calma! Faccio una camminata nelle stradine vicine, colazione al bar di Cabernardi e alle 11:00 mi dirigo all’ingresso della Miniera.

All’ingresso ci sono tanti cartelli illustrativi e anche nel paesino che spiegano i luoghi dei minatori.

Uno di questi mi dice che poco lontano da Cabernardi è possibile visitare il villaggio dei minatori, un luogo costruito appositamente con alloggi dedicati ai minatori forestieri.

Questo mi fa sorridere perché mi ha ricordato il paese russo sulle Svalbard per i minatori di carbone. 

Solo che le marche sono a 3 ore mentre le Svalbard un po’ più lontane. 

Mi stupisco da sola di quanta storia ci sia nel nostro paese e di quanto ignorante sia non saperne l’esistenza.

La nostra guida, una giovane ragazza, ci saluta e scopro che è proprio una delle 8 persone ad abitare tutt’ora in questo villaggio: Cantarino. Ribadisco: è stupefacente tutto questo e poi ripenso al fatto che ho pagato solo 5 euro. 

Ci spiega la vita della miniera e del funzionamento! Dall’ingresso con la vaporiera sulla sinistra che azionava i funzionamenti dei pozzi, grandi strutture, di cui solo una visibile, che tramite un’argano azionavano ascensori sia in discesa che in salita che permettevano ai minatori di scendere per 13 livelli per un totale di 500 mt. Successivamente era possibile scendere di ulteriori 500 mt per un totale di 1 km.

Pozzo

Successivamente ci ha fatto vedere e illustrato il funzionamento dei forni Gill e dei Calcaroni, cisterne esterne molto grandi in cui veniva immesso il terreno con lo zolfo scavato nel sottoterra e tramite calore estratto. 

I Calcaroni avevano funzionamento autonomo e una resa minore rispetto ai forni Gill che avevano invece tubi conduttori che permettevano il riscaldamento a ciclo continuo tra una cisterna a un’altra.

Calcaroni

Una volta estratto una prima base di zolfo questa veniva inviata alla raffineria tramite teleferica per poi essere ultimata. 

Durante la guerra la raffineria fu spesso bombardata proprio per l’importanza dello Zolfo nella produzione di polvere da sparo. 

Per quanto mi piaccia essere dettagliata credo sia anche giusto poter godere dei racconti della miniera direttamente sul posto per cui vi consiglio assolutamente di andare di persona.

L’unica curiosità che vi racconto è che Cabernardi aveva una squadra di calcio locale e praticamente, durante il campionato, in casa non perdevano mai! Questo perché mentre gli abitanti erano abituati a respirare l’aria del luogo, con le polveri della miniera, gli avversari no.

A fine spiegazione decido di andare a vedere, ormai con curiosità il villaggio dei minatori, patrimonio FAI e la sensazione, una volta arrivata è di un’ambiente surreale! Oltre le 6 casette iniziali è possibile notare un’imponente palazzo, riconosciuto anche durante i documentari proiettati al museo.

6 case dei minatori

Un bellissimo e imponente terrazzo in cui le ragazze ballavano coi ragazzi e che, con l’esodo dei minatori, ha fatto si che queste nel tempo ballassero da sole per mancanza di vita sociale.

Poetico che sorregge la terrazza dove ballavano sole le donne di Cantarino

Anche in questo caso mi stupisco perché è un ambientazione che non sono abituata a immaginarmi nonostante viva quotidianamente anche io nel silenzio e in campagna… eppure quello che appare di fronte è comunque qualcosa di diverso.

Cantarino

Decido di cercare un agriturismo per pranzo, dopo 3 tentativi finisco in un posto chiamato La Collina del Balducci, 20 euro a simpatia, una vista mozzafiato e primo, secondo, contorno, acqua, vino e caffè. Pasta rigorosamente fresca, tagliatelle, che nelle marche in realtà somigliano più a dei tagliolini, coi funghi hanno conquistato il mio cuore.

Tagliatelle ai funghi dell agriturismo: la collina del Balducci

Nel pomeriggio mi dirigo a Sassoferrato, il borgo che racchiude tutte queste frazioni circostanti e qui si percepisce già più vita, vado a vedere su consiglio della bigliettaia un’abbazia: Santa Croce dei Conti Atti, bellissima e tutta in pietra proveniente da Sentium,uno dei luoghi più rilevanti e visitabili: il Parco Archeologico contenente l’antica città Romana.

Abbazia: Santa Croce dei Conti Atti

L’abbazia è sicuramente caratteristica tuttavia tramite restauri che l’hanno modernizzata ha fatto si perdesse un po’ di antichità.

Finito mi dirigo in città, parcheggio la macchina, e mi incammino sul sentiero panoramico, in salita, che arriva all’ingresso della città medievale.

Camminata per Sassoferrato Alta

Molto carina, in questo periodo ci sono installazioni di presepe all’interno della città che ti invitano a cercare le figure lungo tutto il centro storico e i vari presepi nel borgo alto. Sassoferrato è divisa in bassa e alta.

Presepe Diffuso di Sassoferrato

Nella piazza principale, piazza Matteotti, è possibile dirigersi a vedere il simbolo della città, la rocca Albornoz, una possente costruzione militare.

Rocca Albornoz

Tornata in piazza percorro le stradine strette per arrivare fino alla chiesa di San Francesco, povera, in pietra, in cui si respira davvero la spiritualità umile della fede.

Affresco del 1300 – 1400

La chiesa voluta proprio da S.Francesco è del 1248 – all’interno è possibile vedere ancora resti di affreschi del 1300 e del 1400.

chiesa di San Francesco – Sassoferrato

Rientro in appartamento e senza che ve lo dica: crollo a letto.

Giorno 3: Gola della Rossa la Zona di Genga. Tempio di Valadier, Santuario di Infrasaxa, Grotte di Frasassi e Abbazia di San Vittore delle Chiuse.

Oggi saluto definitivamente Cabernardi e il mio bellissimo alloggio per andare verso le Grotte di Frasassi. 

Me la prendo con calma perché il mio obiettivo è principalmente vedere la zona di Genga e la Gola della Rossa per poi rientrare a Modena.

Nell’andare noto che poco vicine le grotte di Frasassi posso fare una breve deviazione a piedi di 700 mt in salita per vedere il Tempio di Valadier con la fortuna, nonostante non fosse giorno di apertura, di poterlo vedere anche all’interno!

Tempio di Valadier

Un santuario di forma ottagonale in stile neoclassico. 

E’ incastonato fra e pareti rocciose della montagna che ne fanno da cornice e nel quale si intravede giusto qualche frangente di cielo.

Tempio di Valadier

Tra le meraviglie viste in Italia direi che questo posto si annovera in uno dei primi posti.

Addossato alla stessa parete rocciosa è possibile visitare anche il piccolo santuario di Infrasaxa.

il piccolo santuario di Infrasaxa.

Il luogo oltre a essere chiaramente meta di culto è di un’imponenza e di una meraviglia tale che se siete in zona deve essere assolutamente una tappa obbligatoria. 

L’ingresso è gratuito e durante il periodo natalizio, purtroppo adesso cancellato causa Covid, è possibile vedere anche il presepe vivente.

Riscendo il sentiero e mi sposto verso le grotte di Frasassi! Putroppo arrivo proprio nel momento chiusura biglietteria e nell’attesa decido di pranzare nelle bancarelle vicine e assaggio una prelibatezza marchigiana chiamata: Cencio!

Cencio con Ciasculo e Cencio con Porchetta

Una sorta di focaccia tonda che si può farcire come più si vuole. Consiglio? Salumino tipico chiamato Ciauscolo. 

Terminiamo con dolcino che ricorda i nostri tortelli al forno: i cavallucci.

Cavalluccio

Avevo già visto delle Grotte Carsiche sotterranee ma queste davvero mi hanno conquistata. 

L’ingresso costa 18 euro e la visita dura circa 80 minuti. Nel prezzo è inclusa una guida, 7 di 5 luoghi visitabili e bus navetta andata e ritorno.

È possibile fare 2 esperienza più wild tramite escursioni Speleologiche con professionisti! Purtroppo l’ho scoperto a biglietto fatto altrimenti avrei tentato l’impresa!

Le grotte sono situate all’interno del Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi: la temperatura all’interno è di 14 gradi, l’umidità al 98% e il percorso di 1,5 km. É talmente ampia da poter contenere il Duomo di Milano al suo interno.

Appena subito arrivata nella prima stanza si è immersi nello spazio monumentale che lascia senza fiato.

Stanza dei Giganti

Le stanze che mi hanno colpito sono state la stanza dei giganti e la stanza delle candele. 

All’interno con la guida è divertente riconoscere le forme delle stallattiti e stallagmiti.

“Pancetta”

Nella stanza dei giganti è possibile anche farsi scattare una foto professionale che potete acquistare all’uscita: la chiavetta costa 10 euro, altrimenti la foto ha più formati ma un A4 è costa 7 euro. E’ un’idea molto carina!

Decido di non prendere il bus di ritorno e farmi 15 minuti a piedi per il parcheggio passando anche per San Vittore Terme godendomi il tramonto presso l’Abbazia di San Vittore delle Chiuse, edificio romanico con un’antica porta il cui ingresso è consentito tramite un ponte anch’esso in pietra. Qui confluisce il fiume Sestino nell’Esino.

Abbazia di San Vittore delle Chiuse

La chiesa è davvero antichissima e la sua edificazione dovrebbe risalire tra il 1060 e il 1080.

Insomma se pensate che non valga la pena esplorare l’entroterra delle Marche vi sbagliate di grosso e nonostante vi siano località con una certa rinomanza… decidere di trascorrere del tempo in zone quasi dimenticate ma ricca di storia non troppo lontana potrebbe essere una bella idea per uscire dal caos abituale e dedicarsi un po’ a sé!

Cosa ne pensate?

C’è qualcuno di questi posti che vorreste vedere?

Spero di avervi trasmesso l’amore per la Miniera e di avervi quantomeno incuriosito!

Io mi sono stupita ogni giorno… scoprendo una parte di Italia che non conoscevo. 

Con Affetto

Clere

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